23/12/2010

Nuovo adempimento: comunicazione all’anagrafe tributaria delle operazioni di importo non inferiore ai 3.000 euro (quindi dai 3.000 in su) al netto dell’IVA.


L’Art. 21 del  D.L. 78/2010 (cosiddetto decreto anti-crisi) introduce un nuovo adempimento per il popolo delle partita IVA: l’obbligo di comunicare i dati delle operazioni, eseguite e ricevute, per importi non inferiori a 3.000 euro (al netto di IVA).

Vediamo nel dettaglio.

Soggetti obbligati

Tutti coloro che sono in possesso di partita IVA, ovvero società di ogni tipo, artigiani, commercianti e professionisti.

Operazioni e dati da comunicare

Tutte le operazioni, quelle eseguite come quelle ricevute, le cessioni e gli acquisti di beni, le prestazioni di servizi rese o ricevute, di ammontare non inferiore a 3.000 euro al netto di IVA.

I dati da comunicare comprendono tipologia di operazione (cessione di beni o prestazioni di servizi), dati del cedente/prestatore, dati del cliente (partita IVA o codice fiscale).

Per i soggetti non residenti e privi del codice fiscale, dati anagrafici completi (compreso data e luogo di nascita) e indirizzo estero.

In caso di prestazioni erogate a più riprese, ovvero di prestazioni per le quali siano emesse più fatture (acconti e saldo) si considera l’ammontare complessivo annuale.

 

Operazioni escluse dall’obbligo di comunicazione

Non rientrano nel nuovo obbligo, e non sono pertanto da comunicare, oltre alle operazioni sotto i 3.000 euro (al netto dell’IVA), le importazioni , le esportazioni e le operazioni con soggetti residenti nei paesi black-list (queste ultime solo per evitare duplicazioni in quanto dette operazioni sono già soggette a comunicazione).

Raccomandazione per commercianti al minuto e soggetti che operano con consumatori finali (privati)

Per le operazioni di importo pari o superiore a 3.000 euro più IVA, ovvero dai 3.600 euro con IVA al 20% (3.300 con IVA al 10%) sarà obbligatorio chiedere il codice fiscale al privato consumatore finale, e, dal 01/05/2011 anche per le operazioni per le quali si potrà emettere scontrino o ricevuta fiscale.

Particolarità per il 2010

In fase di prima applicazione, anche in considerazione del fatto che il provvedimento applicativo è stato pubblicato sul sito dell’agenzia delle entrate nella serata del 22 dicembre, per il solo 2010 dovranno essere comunicare le operazioni di importo non inferiore a 25.000 euro.

… e dal 2011

Dal 01/01/2011 dovranno essere comunicate le operazioni a partire da 3.000 euro e, dal 01/05/2011 anche le operazioni certificate con scontrino o ricevuta fiscale, per le quali dovrà essere rilevato il codice fiscale del privato consumatore.

Finalità

Il quotidiano “Il sole 24 ore” ha ribattezzato questo nuovo adempimento con il nome, azzeccato, di spesometro, infatti queste informazioni andranno ad alimentare le altre numerose banche dati del fisco allo scopo di scovare chi dichiara redditi non congrui al proprio tenore di vita.

Che dire ?

Chi come me si occupa di fisco da un quarto di secolo è certamente consapevole che il nostro sistema fiscale è ai vertici mondiali, oltre che per complessità normativa, anche per numerosità di adempimenti e per modifiche la cui entrata in vigore, a volte retroattiva e in spregio ai principi dello statuto del contribuente, impone tempistiche di lavoro sempre più strette, a scapito dell’attenzione che cerchiamo comunque di mantenere verso le problematiche dei nostri clienti.

Questa volta però il fisco rischia di fare autogol: il sistema tributario infatti, funziona quando si viene a creare un conflitto di interessi, per esempio chiedo la fattura al dentista perché posso “scaricarla” in dichiarazione dei redditi, e così per i lavori di ristrutturazione in casa, fino a qualche anno fa spesso non fatturate perché il privato voleva risparmiare l’IVA, oggi invece viene richiesta la fattura, oltre che per l’IVA al 10% soprattutto per la possibilità di recuperare il 36%.

Ora al contrario, invece del conflitto di interessi si rischia di incentivare la mancata registrazione dell’operazione. Penso per esempio al cliente di una gioielleria che si vede chiedere il codice fiscale per un acquisto rilevante, il commerciante gli spiegherà che dovrà comunicare i suoi dati al fisco e, se il cliente è informato si renderà conto che l’acquisto andrà ad incrementare il proprio “spesometro”, è di tutta evidenza a questo punto che il comune interesse di entrambi i soggetti sarà di effettuare lo scambio “in nero”, non registrando l’operazione conseguiranno entrambi indubitabili vantaggi. Ovviamente questa considerazione non è, e non vuole essere, un invito all’evasione, ma una semplice critica, peraltro già formulata su autorevoli quotidiani nazionali.



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Studio  dott. Simonini   ragioniere - dottore in economia - tributarista certificato UNI 11511:2013

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Professione disciplinata dalla Legge 4 del 14 gennaio 2013

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